«L’Europa deve vedere le donne di Kabul come attrici politiche».
Le parole di Zarifa Ghafari, ex sindaca afghana, richiamano una responsabilità che non può essere elusa: non limitarsi a raccontare le donne afghane come vittime, ma riconoscerle come soggetti di diritti e protagoniste del futuro del loro Paese.
Le immagini raccontano una realtà nella quale la libertà femminile è stata progressivamente compressa: l’accesso all’istruzione e al lavoro, la partecipazione alla vita pubblica, la possibilità stessa di esprimere la propria identità e di scegliere il proprio percorso di vita.
Ma dietro ogni velo, dietro ogni sguardo, ci sono donne con competenze, aspirazioni, esperienze e una voce che non può essere cancellata.
I diritti delle donne non sono negoziabili.
Istruzione, libertà, dignità, autonomia e partecipazione alla vita sociale e politica non possono essere considerati concessioni, né subordinati a condizioni culturali o politiche.
Per questo è necessario che la comunità internazionale continui a mantenere alta l’attenzione sull’Afghanistan e sostenga concretamente le donne afghane, le organizzazioni che operano per i loro diritti e tutte coloro che continuano, nonostante le difficoltà, a rivendicare il proprio ruolo nella società.
Guardare queste immagini significa assumersi la responsabilità di non voltarsi dall’altra parte.
Perché difendere i diritti delle donne, ovunque siano minacciati, significa difendere il principio universale di uguaglianza e dignità della persona.
Le donne afghane non chiedono soltanto di essere protette. Chiedono di poter essere libere, partecipare, decidere e costruire il proprio futuro.
E la loro voce deve continuare a essere ascoltata.



